Il ricordo di un Maestro

Scolae Pueri Cantorum

Santa Cecilia 1948 - 49

Coro S. Maria Maggiore di Lanciano

tratto da
Luglio 2010 - anno 7, numero 50

La storia si scrive ma non si può inventare. Dalla memoria di alcuni che figurano nelle foto, siamo riusciti a ricostruire il racconto che pubblichiamo. Eravamo nel 1948/49 gli anni immediatamente dopo la fine della 2a guerra mondiale. Le nostre case erano diroccate, con tetti scoperchiati, senza finestre e tanta disoccupazione; l'unica cosa che abbondava era la miseria e la fame (la fam addaver).

Da poco era arrivato a Lanciano il Vescovo mons. Gioacchino Di Leo (1946-1950) il quale, un giorno, mentre camminava tra strade e vichi del quartiere sentì un bimbo che, dal balcone, cantava a squarcia gola. Si fermò, ascoltò e rivolgendosi al ragazzino chiese se c'era la mamma o il babbo in casa. Sull'uscio si affacciò una donna la quale riconobbe il Vescovo è gridò: "mínzígnor a casa mè, ch piacer averv aech" (Monsignore a casa mia che piacere avervi qua).

Il Vescovo chiese alla donna se il ragazzo poteva andare a cantare con il coro della parrocchia che si doveva formare. Certamente sì, rispose la Signora al Vescovo.

Qui subentra la figura del grande maestro D'Amico, animatore e realizzatore del coro. Anche se i ragazzi, i giovanotti e gli adulti dell'epoca non si rendevano conto di questo grande uomo che aveva raccolto dalle strade tanti che diversamente potevano finire per vie e sentieri cattivi; lui il maestro Errico ha dato al gruppo un corpo ed un'anima, ha scoperto e favorito l'aggregazione, la fede e la carità.

Aveva un libretto con copertina nera nel quale tutti i giorni, prima delle prove, annotava chi era presente o assente. Quando gli assenti tornavano alle prove con discrezione domandava il perché. Questo faceva sentire ai ragazzi l'appartenenza al gruppo, cosa che spesso non sentivano nelle proprie famiglie in quanto alcuni erano orfani.

Riscriviamo alcuni aneddoti che ragazzi di ieri, ma uomini e nonni di oggi, ci hanno raccontato.

Una sera, finite le prove, il maestro D'Amíco chiamò uno dei ragazzi e lo pregò di aspettare perché doveva chiedergli qualcosa. Quando tutti erano andati via, tirò fuori da un sacchetto un paio di scarpe quasi nuove, e chiese di provarle, il ragazzo messo le scarpe ai piedi esclamò: che bello! Sono comode e mi vanno veramente bene. Bene, disse il Maestro, sono tue, il ragazzo si sfilò le scarpe nuove per calzare di nuovo quelle vecchie e bucate e disse: queste nuove le metto la domenica, mentre le altre tutti i giorni. Il Maestro prese le vecchie e disse: e no! abbiamo fatto cambio, mica te li ho regalate; così siamo pari. La morale di tutto questo è che "il Maestro" ha voluto salvaguardare la dignità del ragazzo senza metterlo allo sbeffeggiamento dagli altri.

Una domenica mattina sotto un sole cocente i membri del coro si sono recati a piedi alla chiesa di Santa Maria dei Mesi a cantare. A fine messa il Maestro chiese ad uno del posto di offrire qualcosa da mangiare ai ragazzi. Questo rispose che non aveva niente se non un pò di “gnuccunazz” (pasta corta). D'Amíco replicò: bene metti a cuocere la pasta. La pasta è stata cotta in un grande paiolo di rame con sugo di solo pomodoro, in quanto la carne non era assolutamente cibo di quei tempi. Alla fine, dopo aver mangiato tutta la pasta, con il poco pane disponibile avevano fatto anche la scarpetta al recipiente, tanto è vero che il paiolo si poteva rimettere al suo posto (un chiodo al muro) senza lavarlo.

Quando si cantava, durante la predica, i più grandi si allontanavano e questo metteva in agitazione il Maestro che per il nervoso esclamava: "mannaggia a lu paparozz". Era un modo per imprecare ma senza mai ed assolutamente bestemmiare.

Il coro oltre a cantare nella propria parrocchia cantava anche nella Cattedrale Madonna del Ponte e in altre chiese di lanciano. È stato ospite anche in tante chiese fuori zona come nell'Aquilano e soprattutto nel Chietino.

Ai ragazzi, a seconda delle presenze nelle prove e nelle messe cantate, il maestro assegnava a ciascuno piccoli compensi come: 1 lira per le prove, 3 lire per la messa in parrocchia, 5 lire fuori parrocchia e 10 o 15 lire fuori città. Queste somme venivano date a rate solo per comprare quaderni per la scuola oppure per aiutare, per quello che si poteva, le famiglie.

Errico D'Amico è stato un Grande Maestro di musica, di scuola elementare, Sindaco di Lanciano prima e Senatore della Repubblica Italiana dopo. È morto 25 anni fa, il 21 giugno.

È stato un esempio da seguire e ricordare.

E' stato un educatore, ha creato comunità, ha fatto capire il senso di ritrovarsi e di appartenere ad un gruppo, ha sviluppato il senso del sociale e della solidarietà.

I nomi che elenchiamo di seguito non sono tutti i componenti del coro, alcuni erano partiti per le Ameríche e non sono più tornati. Qualcuno non c'è più e la memoria di chi ci ha aiutato non ci ha permesso la individuazione di tutti.

Iniziamo con il maestro Errico D'Amico (riconoscibile con il suo cappello, camicia e cravatta sempre impeccabile) e poi, non in ordine di posizione nelle foto, ma come sono stati riconosciuti:

Luigi Bomba, Mino e Adelchi (fratelli) De Fedílta, Peppino e Luígi (fratelli) Angeluccí, Felice Ficco, Gino Cipollone, Pino Salerno, Leonardo Stella, Vittorio Bomba, Domenico Franceschini, Edoardo Di Donato, Tonino Spagone, Cipolletta, Cotellessa, Maurizio Di Donato, Antonio (padre) e Domenico (figlio) Spadano, Luigi Di Martino, Lucio Marongíu, Antonio e Gabriele Sciarretta, Fernando De Rentis, Edoardo Di Donato, Nicola Ferrara, Vincenzo Basciano, Camillo Pantaleone, Gasperíno Morgione e per coincidenza anche don Danilo Salomone.

Il ritrovo era la piazzetta, naturalmente di S. Maria Maggiore, dove si poteva anche giocare a pallone, di fronte c'era l'ingresso del sottochíesa con un piccolo teatrino, sede dell'ACI e giochi vari.

All'epoca il parroco era don Enrico Gíannattasio; il vice parroco don Vito che si occupava dell'Azione Cattolica.

Giulio Bomba

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per gentile concessione della Redazione di "TERRA ME" periodico dell'Arcidiocesi di Lanciano-Ortona