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Le antiche mura di Lanciano

 

 

 

" Padre Serafino Razzi, giunto il 7 giugno 1575 a Lanciano, dove si trattenne due giorni per acquistare libri sacri alla Fiera, così annotò nel suo diario: «Arrivammo poco dopo il vespro alla nominata città di Lanciano, forte di sito, di muraglie, e di belle chiese».

In quel periodo la città, sorta su tre colli e divisa in quattro quartieri, era chiusa dentro un possente giro di mura, su cui dominavano numerose torri campanarie e d'avvistamento e di giorno si aprivano ben nove porte.

Nel corso dei secoli l'antica Anxanum divenne sempre più ardua ad espugnarsi, collocata com'era su tre alture («città tricolle» la chiamò Federico Mola), che valli e dirupi separavano dal territorio sottostante, e protetta dalla edificazione di mura perimetrali.

Il primo ad essere fortificato fu il colle Erminio durante la dominazione dei Longobardi; poi fu la volta del Petroso (quartiere Borgo) e della Selva (Civitanova e Sacca). Il primo quartiere (Lancianovecchia) e la Sacca furono collegati dal ponte oggi detto dell'Ammazzo. I sovrani si preoccuparono, di tanto in tanto, di invitare i lancianesi ad una buona manutenzione delle mura. 

Ugone di Malmozzetto, normanno, per ordine del suo re, faceva obbligo, intorno all'anno Mille, al «syndaco et consilio loci nostri Anxani» di rinforzare il «fortilitium balistrarum in porta contro mare». Il punto indicato è quello intorno a porta S. Biagio. 

Con l'avvento delle artiglierie le mura furono adeguate alla nuova realtà militare. Così nel 1461 la città destinò i redditi fiscali delle fiere di maggio e agosto al consolidamento delle mura. Nel 1487 il re Ferdinando destinò mille ducati ricevuti dalla vendita del sale del fondaco di S. Vito alla «riparazione e  fabbrica» delle mura (0. Bocache citato da F. Carabba).

Il settore più debole rimase quello meridionale nonostante l'esistenza delle torri Montanare a difesa di Civitanova, che Raffaele Colapietra chiama il quartiere angioino.

Già il 2 dicembre 1423 il celebre capitano di ventura Muzio Attendolo Sforza, aprendo un varco nel tratto di mura presso Santa Chiara, sconfisse Braccio da Montone ed occupò Lanciano, ma poi, durante il viaggio verso L'Aquila, annegò nel fiume Pescara.

Il sistema difensivo era dotato di lunghi camminamenti; recentemente sono state scoperte tracce di un collegamento sotterraneo tra la torre aragonese del Borgo e la piazza d'armi delle Torri Montanare.  Un appassionato di storia lancianese, Augusto Chiavaro, (è stato uno dei primi ad intuire l'esistenza di un patrimonio archeologico sotto la Corte Anteana, oggi Piazza Plebiscito) crede che possa avere qualche fondamento l'ipotesi di un corridoio sotterraneo tra l'inizio della Salita dei gradoni e la fonte di Civitanova a pochi metri fuori le mura. Dopo il 1500, per lo sviluppo delle armi da fuoco e il nuovo assetto degli Stati europei, venne meno l'importanza di centri come Lanciano, che per secoli fu una delle città forti, punto di sbarramento per gli eserciti che percorrevano quello che oggi si chiama il corridoio adriatico.

Alla fine del 1700 i Francesi entrarono da nord a Lanciano con molta facilità e naturalmente, nel 1943, il capoluogo frentano, dopo la sanguinosa battaglia del Sangro, cadde come un frutto maturo nelle mani degli Alleati.  Ma le vecchie mura, almeno per tre quartieri, costituiscono un suggestivo elemento fisionomico, ricordato sempre in pubblicazioni a diffusione nazionale aventi per argomento l'urbanistica delle città fortificate. "

 

Giovanni Nativio

 

da "La Cerchia delle antiche mura di Lanciano" - Terra e Gente Anno XVI - 1997 n. 2

foto nda

www.tuttolanciano.it