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Lanciano,
con i suoi quartieri costruiti su tre colli, era un modello di città medievale,
chiusa dentro una solida cerchia di mura vigilata da robuste torri. Di questa
suggestiva fisionomia quel che resta è molto, ma le occasioni di rimpianti
certo non mancano. Tra i «tesori» perduti sono da annoverare le 9 porte, delle
quali una sola è rimasta in piedi. |
La
demolizione di queste strutture, che si è verificato in tante altre città,
piccole e grandi, fu dovuta alla necessità di facilitare il movimento delle
persone e delle merci oltre che a ragioni di ordine culturale e politico.
Il
periodo in cui si manifestò questa furia demolitrice si può circoscrivere tra
la fine del 1700 e il 1850. L’ultima porta abbattuta a Lanciano fu quella di
S. Chiara.
Nel
1790 Antonio Ludovico Antinori scriveva:
| «Per varie porte si apre l'adito a
questa città, fabbricata sul gusto dei mezzi tempi, con guardie, antimuri,
merli, torri e ponti a levatoio, per poter impedire qualunque incursione». |

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Siamo
grati a Florindo Carabba (conoscitore appassionato e rigoroso di tutte le
vicende del passato della città frentana) per averci tracciato un limpido
schema delle 9 porte di Lanciano, che pubblichiamo a corredo di questo nostro
articolo.
Naturalmente
negli antichi ordinamenti della città c'erano delle norme che regolavano l'uso
delle porte, che erano passaggi obbligati per tutti. Nel volume "Gli
statuti antichi dell'Universitas lancianese", (Ed. Itinerari) di Nicola La
Morgia si può leggere il seguente capitolo 62: "Nessuno homo o donna
ardisca né presuma né di giorno né di notte, entrare, uscire, salire per le
mura della città né per spezzarole né per finestra né per altra porta di
particolare persona, ma solamente per le porte ordinarie e chi contrafarà paghi
di pena carlini cinque per ciascuno e ciascuna volta". Uguale severità in
un altro capitolo, il 163, dove si dice che era vietato a qualsiasi persona
"tanto della città, come forastiera di menare alcun carro dalle
porte", se non con "licentia" del sindaco. Neppure il sindaco,
però, potea concedere l'autorizzazione a transitare per il ponte della chiesa
della Madonna.
La
durezza della norma mirava ad assicurare al comune le risorse derivanti dai
dazi; le porte divennero sempre più una delle principali fonti del prelievo
fiscale. Esenzioni venivano praticate solo durante il periodo delle fiere.
Nei
periodi in cui la città correva gravi rischi di natura militare e anche per
altre emergenze si adottava il «coprifuoco» che era una intimazione ai
cittadini di restare nelle case e, comunque, di non avvicinarsi alle porte. Era
il tempo in cui venivano allertate le guardie che vigilavano sulle torri
d'avvistamento. Il "tallone d'Achille", cioè il punto più debole
della cinta muraria era costituito dal lato meridionale perché pianeggiante.
Qui si pensò di costruire le due possenti Torri Montanare, che sono tuttora uno
dei simboli architettonici di Lanciano.
Giovanni
Nativio
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1) - Porta San Biagio.
Dalla strada maggiore di Lancianovecchio immetteva al tratturo, all'antica
strada Traiana ed alla Fontana di Santa Lummina.In pietra arenaria locale, a
sesto ogivale, del secolo XIII, è l'unica porta superstite della cinta muraria
cittadina.
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2 - Porta di Pozzo Bagnaro
(o Pagliaro). Dalla strada dei Bastioni di Lancianovecchio portava alla fontana
omonima. Era una della porte minori e costruita dopo il secolo XIII.
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3) - Porta di S. Maria dei
Ponte (o della Fiera). Posta alla fine
dei ponte di Diocleziano dal lato Fiera; dalla piazza menava al Prato delle
Fiere. Era sita al livello dei piano del ponte di Lotario e si notano tuttora
dei resti di una sua torre con feritoie, dirimpetto all'ingresso dell'attuale
strada del Ponte. Quando alla fine dei XV secolo fu costruito il ponte attiguo a
quello di Lotario, verso nord (su cui passa 'lu corridore"), la porta
chiudeva "la strada delle carrozze" (attuale Auditorio di
Diocleziano).
4) - Porta Sant'Angelo
(o della Pietrosa). Era posta allo sbocco della strada di Colle Pietroso
(attuale salita dell'Asilo) e della strada di Porta S. Angelo (attuale via dei
Tribunali) dei quartiere Borgo e conduceva alla Fonte dei Borgo e, attraverso il
Rione Mancino, alla strada per l'iconicella. Gli antichi scrittori la dicevano
eretta nel secolo XIII e "la più bella di Lanciano" per le
decorazioni che aveva.
5) - Porta Santa Chiara.
Era sita all'estremità della Strada Maestra (attuale corso Roma) dei quartiere
Borgo e conduceva alla strada dei Cappuccini e verso la montagna. Fu l'ultima ad
essere demolita verso l'anno 1850, è definita 'maestosa'.
6) - Porta di Civitanova.
Era posta a confine con il convento di S. Maria la Nuova (attuale S. Giovina) e
sulla strada delle Ripe nel quartiere di Civitanova. Era detta 'biponte', forse
perché formata da due archi chiusi da due ponti levatoi. Dal detto quartiere
conduceva verso Orsogna e gli orti di S. Egidio (detto anche 'Prato sotto il
Colle della Selva').
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7) - Porta della Noce.
Era una porta minore posta lungo la strada delle Ripe dei quartiere di
Civitanova e portava alla Fontana di Civitanova (o Fonte Grande).
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8) - Porta di San Nicola.
Attigua alla chiesa di S. Nicola nel quartiere della Sacca, allacciava il
quartiere alla Fonte della Conceria ed alla strada per Frisa e Ortona.
9) - Porta di Sant'Antonio
Abate. Era una delle porte minori.
Attigua al ponte di Lamaccio (o dell'Ammazzo), sotto il quartiere di
Lancianovecchio, a cui accedeva con una ripida salita a circa metà della strada
del Tonnino (attuale via Agorai).
Le porte di Pozzo
Bagnaro, della Noce e di S. Antonio Abate
dal 1700 subirono un lento degrado, come dei resto la cinta muraria, allorquando
questa non servi più per scopi di difesa cittadina, ma furono adattate come
posti di riscossione dei dazi.
Le porte maggiori e monumentali (ad eccezione di quella di S.
Biagio) vennero abbattute tra il 1830 e il 1860 per motivi di traffico e di
miglioramento dell'accesso alla città.
Florindo Carabba
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da Terra e Gente -
Anno
XIX - 1999 n.2 - Le
nove porte - |