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L'antico convento di San Bartolomeo

 "situato fuori della città, in luogo aperto et in strada publica, et lontano dalle muraglie di essa un mezzo miglio in circa, fu fondato l'anno 1575, et alii dieci di luglio vi fu buttato la prima pietra; [...] et poi con l'elemosine di detti signori et altri cittadini fu fabricato et [e]retto conforme alla povera forma capuccina, con celle 27"

Nella località ove sorse il convento, denominata Piano di San Bartolomeo, preesisteva un'antica cappella intitolata al detto apostolo: se ne fa menzione già in un contratto del 1334, e in un altro strumento notarile del 1459 si precisa che la località e la cappella fanno parte del territorio di Lanciano. Nel 1536, il 18 luglio, un tal don Antonio Mancini lancianese viene immesso nel beneficio della cappella di san Bartolomeo, che nel 1562 passa alla mensa capitolare dell'arcivescovo Marini con decisione confermata poi dall'arcivescovo Rodriguez nel 1573. Sotto i colpi del tempo e per poca «cura» da parte degli uomini (fossero pure dei «curati» ecclesiastici) nel 1575 - l'anno stesso dell'erezione canonica della provincia aprutina dei cappuccini - quando si pensò di fondare un convento per i medesimi cappuccini, la chiesetta era ormai ridotta a casa rurale privata. Fu in questa situazione che la parola infuocata del quaresimalista cappuccino fra Giovanni Maria da Tufa portò i lancianesi alla concreta decisione di porre la prima pietra del convento cappuccino con annessa chiesa sotto l'antico titolo di san Bartolomeo: era il 10 luglio 1575.

Il convento fu edificato con grande rapidità e subito abitato dai frati, mentre la chiesa segnò il passo e fu consacrata solo il 28 maggio 1617 dall'arcivescovo Lorenzo Mongiò. 

Il convento di san Bartolomeo - come ricorda Filippo da Tussio - "fu quasi sempre luogo di studio e vi tennero Cattedra di Lettere e di Scienze buoni Lettori"; fu anche fertile campo di virtù francescane - basti accennare ai frati ivi dimoranti che per primi in Abruzzo morirono «martiri di carità» nel servizio agli appestati durante l'epidemia del 1656/57 - ma anche di impegno nel lavoro sia pastorale, che manuale: vivaio di celebri predicatori e insieme sede di una «bottega» di marangoni nonché di un lanificio ad uso interno.

Affresco

Recenti lavori di restauro hanno portato alla luce un affresco (Ultima Cena)  nel luogo che fu il refettorio dei frati.

Soppresso nel 1866 e passato al demanio, fu prima adibito ad ospizio di mendicità e poi a casa di riposo.

Altare Maggiore

l'Altare Maggiore

La chiesa (chiusa al culto per le lesioni subite con il terremoto del 1984), pur mostrando evidenti segni di abbandono e incuria, durati decenni e decenni dopo che i cappuccini furono costretti a lasciare il loro luogo, si presenta sostanzialmente nelle sue originarie linee architettoniche “insolitamente ricche”, e conserva i pregevoli ornati lignei usciti dalla bottega o “laboratorio di ebanisteria” dei frati “marangoni” cappuccini nel secolo XVIII. In particolare va segnalato l’altare maggiore, uno dei più importanti del genere in Abruzzo, un altare laterale, un armadietto intagliato e l’inconfondibile tabernacolo ligneo in noce e ulivo, un tempietto a base poligonale mancante nel retro, che misura cm 187 di altezza, 80 di larghezza, 55 di profondità. Lungo e difficile sarebbe descrivere in dettaglio questo piccolo capolavoro di ebanisteria cappuccina, che ha tanti “fratelli” sparsi nell’Abruzzo, tutti somiglianti e ognuno singolarmente originale. Considerata l’ingiuria del tempo e l’incuria degli uomini, è davvero notevole che il tabernacolo di san Bartolomeo conservi ancora le statuine in bosso, soprattutto è meraviglioso che esso si conservi quasi per energia propria e viva con l’anima immessavi dagli ebanisti cappuccini, proprio come un organismo vivente.

Tabernacolo

il Tabernacolo ligneo

Altare laterale

Cappella laterale

 

Per gentile concessione di STUDIO TABULA