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Lapide (1636) che traccia il filo
narrativo del Miracolo. |
Siamo nel secolo VIII e, più verosimilmente, verso gli anni 750,
quando in seguito allo scatenarsi della guerra iconoclasta, si
registrò l'incremento del flusso migratorio dei monaci greci in
Italia. Il luogo del Miracolo va individuato nella chiesetta di San
Legonziano, affidata ad un modesto nucleo di monaci basiliani,
accolti come profughi dal popolo di Lanciano.
Il protagonista umano della straordinaria vicenda fu un monaco
basiliano, il quale, come viene descritto in un documento del
1631, non ben fermo nella fede, letterato nelle scienze del mondo,
ma ignorante di quelle di Dio, andava di giorno in giorno dubitando
se nell'ostia consacrata vi fosse il vero corpo di Cristo, e così
nel vino vi fosse il vero sangue.
Il Miracolo si verificò durante la celebrazione della Santa
Messa; fatta la doppia consacrazione, l'Ostia grande e il Vino si
mutarono d'improvviso e totalmente in Carne e Sangue.
Nella custodia dello straordinario Prodigio ai Basiliani succedettero i
Benedettini e nel 1252 i frati Francescani ai quali
il Vescovo di Chieti, Landolfo Caracciolo, e il Papa
Innocenzo IV affidarono l’officiatura della piccola chiesa di S.
Legonziano.
I Frati,
appoggiati e sostenuti dal favore popolare, eressero, in
corrispondenza del lato superiore ed attiguo alla ormai malandata
chiesetta, un nuovo tempio, dedicato a S. Francesco, dove, nel 1258, trasferirono le Sante Reliquie
Eucaristiche.
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