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L’origine
della Chiesa di S. Maria Maggiore è, ancora oggi, avvolta
nell’oscurità. Nulla sappiamo con certezza e nulla seppero gli
scrittori di storia lancianese, che ebbero, forse, la possibilità
di esaminare documenti che noi ora non abbiamo più, perché
dispersi.
Ci
risulta con sicurezza che i fedeli contribuirono alla costruzione
della Chiesa manualmente e finanziariamente, e si impegnarono a che
essa fosse realizzata nel più breve tempo possibile e nel modo più
bello.
Per
invogliare i fedeli alla collaborazione le autorità religiose
concessero favori spirituali, secondo l’usanza del tempo.
Non
c’è dubbio che i fedeli della città di Lanciano hanno avuto i
mezzi per poter edificare un tempio che richiedeva una grossa
disponibilità monetaria.
Infatti
i lancianesi godevano di un benessere economico superiore a quello degli
altri abitanti delle città circonvicine e della provincia di Chieti,
perché Lanciano era un centro commerciale e sede di famose fiere.
Dunque,
la ricchezza e soprattutto la fede religiosa degli abitanti della città
frentana diedero modo di poter fabbricare una chiesa che in seguito
costituì il decoro e il vanto della stessa città. |
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Per
le altre notizie concernenti le origini della Chiesa di S. Maria, dobbiamo
appoggiarci alle congetture degli storici lancianesi: l’Antinori-Romanelli,
il Bocache e, un po’ meno, il Fella, i quali sono d’accordo nel
ritenere opinione e
sentimento comune che la
Chiesa sia stata costruita su un antico tempio di Apollo in rovina.
Le
prove vengono desunte da alcune pietre e particolari ornamenti
appartenenti al vecchio tempio di Apollo che furono riadoperate per la
costruzione del nuovo tempio dedicato a Maria Santissima Assunta in cielo.
Il
Bocache ritiene di aver localizzato le pietre che furono reimpiegate per
l’edificazione della nuova Chiesa.
Altra
prova è la bella colonna di durissimo marmo bianco situata al
termine della gradinata alla monumentale facciata della Chiesa
(dove, in seguito, vi si sovrappose una croce di ferro) perché la
colonna è posta in quel punto senza alcun’arte ed è totalmente
aliena dall’intera architettura sia dell’edificio sacro che
della gradinata.
Ma
la prova più solida, secondo il Bocache, per dimostrare la
provenienza della nuova Chiesa dal tempio apollineo, si basa sul
rinvenimento, fatto nell’anno 1716 nella stessa Chiesa, di una
lapide molto incompleta che non si riuscì a ricomporre nelle
lettere e parole che mancavano.
In
seguito, sottoposta allo studio del Bocache, fu decifrata e
ricostruita nel modo seguente: |
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APOLLINI
SACRVM
ORDO
ANXANI
PRO
SALVTE PVBBLICA
VOTO
SVSCEPTO
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La
presenza della lapide, spiega il Bocache, ci mostra che, con tutta
probabilità, gli ‘Anxanenses’ vollero perpetuare il loro voto di
innalzare un tempio al dio dall’arco d’argento in occasione di qualche
calamità naturale, al fine di ottenere i favori di Apollo e di
scongiurare ulteriori disgrazie. |
Dobbiamo,
però, osservare che la lapide incompleta, o almeno qualche suo frammento,
non ci è pervenuta.
Seguendo
ancora il Bocache, il tempio di Apollo era situato fuori la città di
Lanciano, isolato, e solo negli ultimi decenni antecedenti e nei primi
successivi al mille, si costruirono attorno ad esso delle case. Ne venne
fuori un quartiere nuovo che fu chiamato CIVITANOVA e fu realizzato con
perfetta simmetria nonostante lo stato scosceso e accidentato del suolo.
Le strade maestre erano poste a determinate distanze e le case erano
divise da vichi molto stretti.
Ma
l’Antinori-Romanelli più coerentemente non condivide l’ipotesi che il
tempio di Apollo, posto fuori della città di Lanciano, fosse del tutto
isolato, cioè senza abitanti e abitazioni, benché rare e lontane tra
loro. “Ciò deducasi dai Tempii de’ Dei, che vi furono costruiti, come
d’Apollo nel descritto sito e di Giunone nel borgo, e dal teatro che si
vedeva nel luogo, ove è oggi l’arcivescovile palazzo, i di cui avanzi
restavano fino al secolo XVI, il qual teatro certamente esser non dovea
fuori dall’abitato, ed in luogo solitario e campestre”. Alla fine del
secolo X, come aumentò il numero degli abitanti a Lanciano, furono
edificate molte case nei dintorni del tempio che era sempre più
tralasciato e di cui non restavano che pietre sparse e rovine che rimasero
fino all’anno 1227.
Il
1227 è ritenuto, da tutti gli scrittori di storia lancianese, l’anno
della fondazione della attuale Chiesa di S. Maria Maggiore. E’ l’Antinori-Romanelli
che si vanta di aver rinvenuto, nell’archivio parrocchiale, una piccola
pergamena con la seguente iscrizione:
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ANNO
DOMINICAE INCARNATIONIS
MILLESIMO
DUCENTESIMO VICESIMO SEPTIMO
MENSE
SEPTEMBRIS, PRIMA INDICTIONE
DIE
MERCURII PRIMO EIUSDEM MENSIS
NOS
BARTHOLOMEUS MISERATIONE DIVINA
ECCLESIAE
THEATINAE EPISCOPUS EDIFICAVIMUS.
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Questa
piccola, ma preziosa ‘Cartha membranacea’ che sarebbe stata
conservata, ancora ai tempi dell’Antinori, nell’Archivio di S. Maria,
oggi non esiste più perché è andata dispersa e non fu conosciuta dal
Bocache. Se fosse in nostro possesso, sarebbe il più antico documento in
carta pergamena esistente in tutta la città di Lanciano e i suoi
dintorni.
Fu,
dunque, secondo l’Antinori-Romanelli, l’arcivescovo di Chieti,
Bartolomeo che il primo di settembre del 1227 pose la prima pietra alla
Chiesa di S. Maria, in occasione di una sua visita alla fiera di Lanciano
che aveva luogo proprio in quel periodo di tempo.
I
lavori per la costruzione iniziarono subito e proseguirono con molta
sollecitudine. Nell’anno 1250 era già finita.
La
data di costruzione della Chiesa, che risulta dalla piccola carta, è in
piena armonia con lo stile architettonico di quell’epoca.
Sappiamo che Federico II ‘mostrò sempre un interesse vivissimo per la
cultura e protesse e favorì con munificenza scienziati, poeti e artisti.
Tra le sue numerose iniziative, promosse per dare un nuovo indirizzo
all’arte, invitò in Italia i maestri borgognoni cistercensi che
lasciarono l’impronta della loro arte in tante parti del suo regno e una
particolare testimonianza proprio nella Chiesa di S. Maria.
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Una
primitiva costruzione doveva essere una chiesa romanica, formata da
una navata centrale e due navatelle laterali. L’ingresso era ad
occidente, un portale romanico che si affaccia sull’odierna via
Garibaldi e riportato alla luce nell’anno 1959 in seguito alla
riscoperta che ne fece l’arciprete don Enrico Giannattasio. |

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In
seguito vennero aperte due porte laterali: una a sud, tuttora
esistente, mentre l’altra opposta a questa doveva avere il portale
che oggi vediamo nella seconda facciata, che vi fu costruita,
accanto a quella del Petrini, nel secolo XVI. Venne demolita
l’abside, di cui è stata ritrovata la base sotto il pavimento
della Chiesa, fu eretto al suo posto il grande corpo quadrato che
abbraccia tutta la larghezza della Chiesa e che all’interno si
trasforma in ottagono mediante quattro archi.
Nel
1317 fu costruito il portale monumentale che, ancora oggi, ci si mostra in
tutta la sua magnificenza, posto su 15 gradini in pietra. Non è questo il
luogo di descrivere i pregi architettonici del portale, basta accennare
che gli artefici furono Francesco Petrini di Lanciano (rivelatoci
dall’iscrizione incisa sullo stesso portale entro la lunetta) |
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sopra il crocifisso:
JHSXPC
AN TLS
al fianco:
SCAMMAO
HOC
OP F
FRAC
PRINI
DE LANZAN
sotto il gruppo:
ANNO DM MCCCXVII |

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e
Timoroso, figlio di Maestro Precente. Questa seconda iscrizione è
scolpita in una pietra incastrata nel pilastro sinistro del portale e
consta di lettere franche e non facilmente decifrabili, ma che al tempo
dell’Antinori furono interpretate in: TimorosusFilius Mag. Precente.
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Durante
i lavori di restauro si è constatato che la seconda facciata,
accanto al portale del Petrini, non fu costruita nella stessa epoca
e gli studiosi di arte sono propensi ad affermare che gli elementi
di questo portale minore risalgano al tempo della primitiva chiesa
romanica. Evidentemente i demolitori del secolo XVI si servirono
delle pietre e degli elementi architettonici della navata laterale,
che essi distrussero, per allargare l’edificio.
La
Chiesa, nel frattempo, aveva acquistato importanza e fama non solo
nella stessa città di Lanciano, ma anche al di fuori. I fedeli si
recavano a visitarla da ogni parte nelle feste della Vergine Maria.
E
il 3 di aprile dell’anno 1303 il Papa Bonifacio VIII, da Roma, concedeva
a tutti i fedeli che devotamente visitassero la Chiesa di S. Maria, nelle
cinque solenni festività di Maria SS., numerose indulgenze.
In
seguito, il primo di settembre dell’anno 1349, su richiesta dei
parrocchiani di S. Maria, Clemente VI da Avignone, spedì una bolla
Pontificia con la quale arricchiva ancora questo tempio di altre
indulgenze.
L’ultima
Bolla Pontificia, che conteneva ulteriori indulgenze per la Chiesa di S.
Maria, risale al 3 di aprile del 1398 e porta la firma di Bonifacio IX.
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Così
ricca di arte e di tesori spirituali, S. Maria di Civitanova si avviava ad
entrare nell’epoca più fruttuosa della sua attività sociale e
religiosa.
don Vittorio Lusi
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