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«'Nzine»
è certamente il personaggio più strano e più famoso della Lanciano di
mezzo secolo fa.
Egli
era un ometto davvero basso, con i piedi a papera, la pancetta
prominente ed una testa un pò bislacca. Viveva a carico di un fratello
e di una sorella, ma per un certo tempo si guadagnò qualcosa facendo lo
strillone dei giornali.
Il
poveretto, quando usciva di casa, nel Quartiere della Sacca, cercava
sempre di non dare nell'occhio: costeggiava i fabbricati, girava al
largo se incontrava un gruppo di ragazzi, evitava assolutamente di
passare davanti alle osterie o dovunque ci fosse della gente in
crocchio.
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Veramente,
non dava fastidio ad anima viva, ed era anche abbastanza gioviale,
quando qualcuno si rivolgeva a lui con garbo e buona grazia; ma,
ahimè!, vi era un fischio, un terribile fischio, che lo faceva uscire
dai gangheri!
Si
trattava di un sibilo con pochi accordi facilmente orecchiabili, ovvero
proprio di una canzoncina modulata, le cui parole inespresse erano
press'a poco queste:
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«
E tara
!Nzine
de Cole.
Taràta,
Tarà, Tarà! »
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Già,
al primo accenno del motivetto, "Nzine" cominciava a perdere
la bussola, ma quando sentiva il "refrain" non si controllava
più, e partiva in quarta, lanciando delle precise, pericolose ed
inesauribili bordate si sassi, di cui aveva sempre una buona scorta
nelle sue tasche capaci.
Quel
fischio, da allora, è un segno di riconoscimento uno strumento
insostituibile per far ritrovare i lancianesi, ovunque, nel mondo.
Infatti, basta accennare quel motivetto - e puoi trovarti in un teatro
di Londra o in mezzo ad una strada di New York, in una calda città del
Sud America o in una fabbrica tedesca, a Roma o a Milano - che subito
ascolti uno, due o cento "refrain", se ci sono d'intorno
altrettanti lancianesi, di qualunque estrazione sociale, ed anche se
stonati!
DOMENICO
POLICELLA
da
Lanciano, o cara... di Giovanni Nativio - Editrice Itinerari
Lanciano
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