La
storia della Cattedrale è strettamente legata a quella del ponte sul quale è
stata costruita sul finire del 1300.
Tra il '700 e l'800 la chiesa fu completamente ristrutturata su disegno di Eugenio
Michitelli. La facciata presenta un avancorpo costituito da un portico a tre
luci, con colonne sormontate dalla balaustrata di una terrazza.
L'interno,ad una sola grande navata, si richiama al gusto compositivo neoclassico del
XVIII secolo. Qui spiccano gli affreschi di Giacinto Diano (Diana).
Al di là della balaustrata di marmo si staglia l'altare maggiore, con ricco
fondale a colonne di diaspro: in una teca qui è conservata la statua in
terracotta della Madonna. Lungo la navata si incontrano altari minori con pale
di buona fattura e nicchie con statue di Santi.
Eretta
nel 1227, sui ruderi di un tempio dedicato ad Apollo, la chiesa di Santa Maria
Maggiore ha subito nel tempo importanti modifiche. L'esterno conserva nella
parte settentrionale un portale di impianto romanico ed un portico con affreschi
appartenuti alla chiesa duecentesca. Sullo stesso lato si erge il campanile con
finestre trifore. Sul versante opposto si apre il grandioso portale di Francesco
Petrini affiancato da eleganti bifore e sovrastato da uno splendido rosone.
Nella profonda strombatura s'incastonano colonnine tortili e di altra varia
fattura e, nella lunetta, il gruppo in pietra della crocifissione. I battenti
lignei della porta sono coevi all'esecuzione del portale.
Nella parte destra della facciata si apre a livello dalla strada un portale ogivale
molto semplice, fiancheggiato da due belle finestre e sormontato
da una seconda
rosa, più ricca e più grande ma di epoca alquanto più tarda.
Un portale laterale di chiara derivazione pugliese, immette nella chiesa. Al suo
interno si conservano opere di particolare interesse: fra tutte la Croce
processionale di Nicola da Guardiagrele e il trittico con lunetta di Girolamo
Galizzi.
Le
Torri Montanare sono ciò che resta delle mura di fortificazione costruite sul
finire del X secolo, quando la città si era estesa nella zona nuova che si
sarebbe chiamata appunto Civita Nova. Il nuovo quartiere veniva in tal modo
inglobato in un sistema difensivo di cui le torri definivano l'estremità nord
occidentale.
I due versanti delle mura presentano caratteristiche diverse: se nel tratto che
oggi costeggia via Spaventa la muratura di mattoni a vista é regolare e si
appoggia a ben rilevate scarpate, nel tratto rivolto a nord, sovrastante la
vallata del Feltrino, la struttura muraria si presenta mista di mattoni e
pietrame.
La torre più antica, medievale, é chiusa nei tre lati esterni: il lato interno,
lasciato invece aperto avrebbe impedito che eventuali conquistatori si
servissero di quella difesa nei confronti della città.
La torre più bassa presenta caratteri invece chiaramente quattrocenteschi.
Annoverata
tra le chiese più antiche di Lanciano, S.Agostino accentra oggi il suo
splendore nel pregio singolare della facciata, dovuta alla genialità di
Francesco Petrini. Di proporzioni ridotte rispetto alla grandiosità del portale
di Santa Maria Maggiore, opera dello stesso Petrini, il portale presenta gli
elementi medesimi di fregi floreali, colonnine tortili, effetti chiaroscurali.
Nella lunetta si colloca un gruppo scultoreo raffigurante la Madonna con il
Bambino. Altri elementi scultorei, purtroppo in stato di serio deterioramento,
sormontano i capitelli laterali.
Di grande effetto il rosone, di cui sopravvivono però le sole decorazioni di
coronamento, a foglie di acanto, e che si inscrive in un prezioso archivolto
poggiante su colonnine pensili.
Sulla stessa via dei Frentani.a pochi metri di distanza da S.Agostino, resta
l'isolato campanile romanico ogivale della chiesa di San Giovanni Battista,
distrutta durante l'ultima guerra.
Accanto a S. Agostino si trova la chiesetta, oggi sconsacrata, di Santa Croce con i
resti di antiche campane di coccio.
Porta
San Biagio è l'unica che si sia conservata delle nove porte che si aprivano
nelle antiche mura per consentire l'accesso alla città. La porta così come la
vediamo oggi è stata costruita nell'XI secolo. Presenta un arco a sesto acuto,
assai semplice. La struttura è realizzata in pietra dorata,un materiale di uso
consueto a Lanciano.
Attraverso la Porta San Biagio si accede alla via dei Bastioni o si risale verso la chiesa
dalla quale prende il nome. La via dei Bastioni è posta sulla sommità della
cinta muraria che si estende lungo il lato orientale della Lanciano medioevale
antecedente all'anno Mille. Richiama molto da vicino l'altro versante
fortificato della città, quello occidentale, che dalle Torri Montanare arriva
fino alla chiesa di San Nicola, a protezione dei quartieri Civitanova e Sacca.
La
Chiesa di S. Francesco fu edificata, nel XIII secolo dai Frati Francescani
Conventuali, sulle strutture preesistenti della chiesa dei Santi Legonziano e
Domiziano, con ingresso dall'attuale Corso Roma.
Poco dopo vi furono traslate le reliquie del Miracolo Eucaristico (il primo che la
chiesa annoveri).
La facciata, in pietra, gode di una austerità che a ragione può dirsi
francescana, mentre solo in taluni particolari del portale, si rintracciano
elementi di derivazione borgognona, presenti in Santa Maria Maggiore. Nella
parte superiore del prospetto, la presenza di una muratura mista di mattoni, con
frammenti di opere diverse e forse provenienti dalla demolita chiesa
dell'Annunziata, fa pensare a successivi interventi, allorquando, nel XIX secolo, fu anche rialzato il tetto.
Nell'interno,rimaneggiato in più riprese, predominano oggi caratteristiche barocche, che
insieme ad altri elementi di stile successivo danno al tempio un aspetto di
piacevole equilibrio.
Notevole il tempietto in marmo, posto sull'altare maggiore, in cui si conserva la teca
con le reliquie, fatto verso la fine del XIX secolo, su disegno dell'architetto
Sargiacomo. L'ostensorio d'argento, contenente l'ostia ed il sangue rappreso, dono del munifico cittadino
Domenico Coli, é opera di un orafo napoletano del XVIII secolo. Dalla Piazza Plebiscito, in aderenza con la chiesa dei Santi Legonziano e Domiziano
oggi riportata alla luce con alcuni dei suoi pregevoli affreschi, si eleva il
campanile, che nella parte inferiore conserva l'impianto altomedioevale
(costruito probabilmente insieme a quella chiesa), mentre nei piani superiori
presenta i caratteri tipici dei campanili cosiddetti "lancianesi" del
secolo XIV ( con fasce marcapiani ad archetti in mattoni) e con finestre bifore.
Alla sommità porta un tiburio ottagonale del sec. XVI, che sostiene una cupola
ricoperta di piastrelle in ceramica policroma.
Sulla
strada dei Frentani, a ridosso del Palazzo municipale, vi è il teatro comunale,
intitolato al lancianese Fedele Fenaroli, costruito su progetto dell'ing. Taddeo
Salvini di Orsogna, sul luogo ove sorgeva l'antica chiesa del Transito di San
Giuseppe, annessa al Collegio delle Scuole Pie.
Fu inaugurato nel 1841 ed una seconda volta, abbellito e completato con
decorazioni interne e proscenio disegnate da Leopoldo Galluzzi, nel 1847, con
l'intervento del Re Ferdinando II di Borbone, della regina e del rispettivo
seguito.
Dedicato a San Ferdinando in onore del principe ereditario, dopo l'Unità d'Italia
assunse il nome del musicista Fenaroli.
All'interno comprendeva 44 palchi divisi in tre ordini, il loggione e la platea, oltre il
palcoscenico ed i servizi relativi.
Durante il fascismo, fu adattato a sala per proiezioni cinematografiche, con la
costruzione di un foyer, sopra il pronao d'ingresso a quattro colonne, e con
l'abolizione del terz'ordine di palchi e del loggione, a cui furono sostituite
file di poltrone.
Di recente è stata consolidata tutta la struttura, ampliati i servizi e restaurata
la sala secondo il disegno originario.
E'
la più grande e monumentale delle fontane che, ai piedi degli altipiani su cui
sorge la città, servivano i quartieri, sia per l'approvvigionamento di acqua
potabile, sia per il lavaggio dei panni.
Essa era al servizio del quartiere di Civitanova, il più ricco e affollato di
Lanciano, da cui vi si scendeva, attraverso stradine e sentieri che partivano dalla porta di S. Maria Maggiore e da quella cosiddetta della "Noce ". Lungo di essi, sino ai primi decenni del '900, si snodavano file di donne, con
in testa le caratteristiche conche, contenenti l'acqua da bere, o i grandi
canestri ricolmi di panni da lavare .
Alimentata da alcune delle numerose sorgenti naturali che sgorgano nella zona, era usata
sin da epoca antica ed ha subito continui rifacimenti ed ampliamenti; ultimo
quello della seconda metà dell'800 che le ha dato l'aspetto attuale.
Ai lati di un alto frontone, costituito da un arco sovrastato da un timpano in
muratura, dal quale escono le cannelle dell'acqua, si aprono due lunghe serie di
archetti, che si affacciano sulle vasche di lavaggio.
Situato
all'estremità superiore del quartiere Borgo, è la torre angolare di nord-est
della cerchia di mura della città. Fu costruito insieme a questa verso la fine
del XI secolo.
Fu ristrutturato in epoca aragonese (circa 1480), insieme a tutta la cinta, per
adeguarlo all'introduzione delle armi da fuoco, mediante rivestimento con un
nuovo spesso paramento di mattoni, con merlatura e aperture adatte alla postazione di cannoni.
Accanto alle mura sorgeva la Porta S. Angelo attraverso la quale si scendeva alla Fonte
del Borgo.
Si
trova sul fosso Malvò (o Malavalle, perché in essa confluivano le acque nere
dei quartieri Civitanova, Borgo e Sacca) all'uscita dell'abitato della città.
Nel corso dei secoli XIX e XX l'intero vallone a monte di esso è stato ricolmato ed
adibito a sede del mercato coperto ed a piazza.
Di questa struttura si ha notizia in un documento del 1061, in cui viene denominato
"Ponte di Lamaccio" ed in cui si dice che sorreggeva una linea di mura
della città, tra i quartieri di
Lancianovecchia e Sacca.
Il nome "lamaccio" o "lamaccia", derivante da "lama",
che in latino designava la palude, è probabilmente dovuto al fatto che in quel
punto, data la presenza anche di una sorgente, le acque ristagnavano e si
impaludavano.
Dalla corruzione di "lamaccio" deriverebbe l'attuale
nome.
Il documento avanti citato ordinava ai Lancianesi di rialzare il ponte e le
sovrastanti mura, per renderle meno aggredibili da attacchi di nemici esterni.
A quell'epoca risalgono le arcate cieche a sesto acuto laterali e la maggiore
sotto cui scorrono le acque ora conduttate.
E'situata
al limite nord del quartiere di Lancianovecchia, vicina alla porta omonima.
E' considerata la chiesa più antica oggi esistente in Lanciano, dopo
l'abbattimento della altre quattro chiese parrocchiali coeve del quartiere.
Di essa si parla in documenti di poco anteriori al Mille, ma probabilmente sorse su
un antico tempio pagano, di cui si ritrovano tracce nelle murature della cripta.
I muri perimetrali, in una bella e chiara pietra grigia, sono di stile romanico
risalenti ai secc. XI-XIII, con finestrelle strette ed alte e con strombatura
esterna, adatte alla difesa.
L'interno di nuda muratura e dal tetto a vista rivela successivi rifacimenti e
ricostruzioni.
Anche dall'esterno si rilevano le tracce di un allungamento e del rialzamento del
tetto e del pavimento, avvenuto in epoche più recenti.
Vi si conservano belle statue in legno di San Biagio e della Madonna della
Candelora, nonché un pregevole alto rilievo in terracotta trecentesca, di
scuola lancianese, raffigurante l'Annunciazione.
Il campanile a pianta quadra è il più bell'esemplare ed il meglio conservato del
cosiddetto stile Lancianese, presenta due finestre bifore in pietra, sembra di
epoca anteriore. L'ingresso della torre, costituito da un portale ogivale,
immette in una piccola cappella dedicata a San Giorgio.
Sotto
le mura aragonesi nel quartiere Borgo è collocata la fonte oggi chiamata del
Borgo, ma che originariamente si denominava "della Pietrosa". Si fa
risalire al XVI secolo la sua struttura, rimasta però solo parzialmente
scoperta e visibile, a causa del riempimento della Valle Pietrosa e della
sopraffazione edilizia, che hanno relegato la fonte in uno spazio angusto e
seminascosto. Meno grandiosa della Fonte di Civitanova, questa del Borgo - a sua volta in totale
disuso - gode comunque di una sua equilibrata eleganza, evidente nella residua
serie di archi che affiancano da un sol lato il bel frontone a timpano. L'acqua
sorgiva sgorga ancora da eleganti maschere in pietra.
Risalendo
Via dei Frentani, oltrepassata la chiesa di S.Agostino si incontra all'angolo
con Piazza S. Maurizio (ora dei Frentani) la casa di Nicolaus Rubeus (Nicola
Rosso), ricco mercante.
E' un palazzetto del 1434 a due piani (una lapide ha conservato il nome del
proprietario e la data 1434): al primo piano vi sono due botteghe con arco
ogivale e banco in pietra all'uso
romano, più due altri portali uno, pure ad
arco ogivale, ma senza banco e l'altro con piattabanda; al secondo piano vi sono
tre eleganti finestre a bifora architravate; il tutto è coronato da una bella
cornice.
E' l'esempio meglio conservato di architettura civile quattrocentesca.
La
chiesa di San Nicola di Bari fu costruita verso la metà del XIII secolo sui
ruderi della preesistente chiesa di S. Pellegrino distrutta da un incendio.
Il complesso a tre navate, la cui zona retrostante poggia su una possente muraglia
che guarda la Maiella, gode di un semplice ma bel portale alla cui sommità è
collocata una scultura in pietra raffigurante San Nicola, tra gli stemmi di
Lanciano e della famiglia Ricci.
All'interno di notevole interesse artistico una fonte battesimale in legno finemente
lavorata con intarsi, una acquasantiera in marmo e una preziosa teca in argento.
Nel campanile, evidentemente danneggiato e più volte rimaneggiato, si conserva più
o meno intatta una sola delle finestre a bifora che ne ornavano i lati.
La
decorazione è quella tipica di altri campanili lancianesi, con le arcatelle in
mattoni poste a ridefinire la segnatura dei piani. Recenti lavori di consolidamento del campanile hanno portato alla luce una antica
cappella riccamente dipinta con affreschi; sicuramente attribuibili ad epoche
diverse.
La
chiesa fu fondata nel 1250, molto probabilmente su una più antica, risalente
all'11 secolo, epoca della espansione del quartiere Borgo.
Secondo la tradizione, avvalorata da un frammento di lapide, sul luogo vi sarebbe stato
il tempio della dea Giunone Licina.
Essa è sede della parrocchia del quartiere.
Il prospetto è notevole per la presenza di un portale duecentesco della più
schietta maniera francese borgognona, mentre il coronamento, secondo il Moretti,
apparterrebbe al secolo successivo, poiché la cornice a timpano e il rosone
rivelano la mano della scuola del Petrini.
L'antica chiesa, molto probabilmente, aveva pregi architettonici non di molto inferiori a
quelli di Santa Maria Maggiore ed era arricchita anche dalla cupola: ma per il
crollo di questa e per altri disastri fu rifatta in diverse occasioni, perdendo
all'interno presto le caratteristiche originarie.
Nel 1600 l'arcivescovo Tasso volle la costruzione del campanile, che però rimase a
metà.
Attualmente l'interno si presenta rifatto nel tardo ottocento, con un insieme non spregevole
di gusto neo-classico, di grande luminosità.
La
sua costruzione risale all'epoca dell'imperatore romano Diocleziano (III sec.).
Un violentissimo terremoto lo danneggiò gravemente nel 1088, tanto che, nei
primi decenni dell'XI secolo, fu praticamente ricostruito ed ampliato a cinque
archi a sesto acuto: un'opera di ingegneria imponente che costituisce uno dei
primi esempi di architettura Gotica civile dell'Italia meridionale.Il ponte
assicurava, scavalcando il fossato della Pietrosa, il collegamento tra la città
murata e l'area dove si svolgevano le antiche fiere. Nel 1389, fu edificato sul
ponte un tempio dedicato alla Madonna. Questo determinò la chiusura del
passaggio che fu ripristinato grazie a successive opere di rinforzo e
allargamento. E' possibile ancora percorrere l'antico attraversamento, detto
oggi "il corridoio". Recenti lavori di restauro hanno riportato
all'antico splendore corridoi, passaggi, locali e particolari architettonici di
tutto rilievo.
La
denominazione attuale della chiesa di Santa Giovina si deve alla traslazione a
Lanciano (1850) nella chiesa chiamata allora S. Maria la Nuova, delle reliquie
della Santa Giovinetta, provenienti dalla Basilica romana di S. Ermete.
La facciata si presenta nella sobria nudità del mattone, con la porta priva di
portale, sormontata da un lunetta e, molto più in alto, da una rosa, con
assenza totale di decorazione.
Adiacente la chiesa di Santa Giovina troviamo il Seminario con il bel portale romanico recuperato dalla più antica chiesetta della SS Annunziata.
E'
sita sull'attuale Corso Roma, verso l'estremo limite sud del Borgo, vicino alla
demolita porta omonima.
Era la cappella del Monastero delle Clarisse di Santa Chiara, di cui troviamo
notizia sin dal XIII secolo, e probabilmente fu costruita insieme ad essa.
Subì,insieme all'omonimo monastero, numerosi rifacimenti ed ampliamenti.
Nel 1808 fu demanializzata ed, allorquando il convento fu adibito a caserma, venne
sconsacrata.
Sdemanializzata e ripristinatane la destinazione, è stata rifatta all'esterno ed all'interno
nella II metà dell'800, con strutture in stile barocco e neoclassico, e si
presenta, nel complesso, armoniosa e piacevole.
Vi sono conservati due tele del pittore Giuseppe Palizzi, unico dei fratelli nato a
Lanciano.
Oggi ospita l'Arciconfraternita "Orazione e Morte" San Filippo Neri che
mantiene ancora vivi i riti della Settimana Santa. Vi si conserva, infatti, la
statua lignea del Cristo Morto (opera attribuita dalla leggenda ad una suora
clarissa) portata in processione il giorno del Venerdì Santo.
La
piazza rappresenta il punto di convergenza dei tre quartieri della città (Civitanova-Sacca,
Borgo, Lancianovecchia). Importante centro di scambi commerciali, era il fulcro
vitale di artigiani e mercanti che qui avevano le loro botteghe. Attraverso il
ponte di Diocleziano si accedeva al piano della fiera, dove, nelle lunghe e
sempre più frequenti fiere stagionali, la città trovava la sua ragione di
vita.
Notevoli gli interventi urbanistici che negli anni hanno modificato l'aspetto originario
della piazza; tra i tanti ricordiamo la demolizione (1819) dell'antica chiesetta
della SS Annunziata, per la costruzione della facciata
della attuale Cattedrale
e la scomparsa di una antica fontana , realizzata in occasione
dell'inaugurazione (1904) dell'acquedotto cittadino, sostituita dal Monumento ai
Caduti.
Nella piazza Plebiscito, a destra guardando la Cattedrale, troviamo l'imponente
complesso dell'antica Chiesa dei Santi Legonziano e Domiziano, dove verso gli
anno 700 avvenne il Miracolo Eucaristico, mentre a sinistra, si leva la possente
torre civica, in cotto, segnata in tre piani dai tre ordini dorico, ionico e
corinzio. E' alta 37 metri e fu realizzata negli anni 1610-14 dall'architetto
milanese Tommaso Sotardo.
Sulla via dei Frentani, a ridosso del palazzo municipale, è il Teatro Comunale,
intitolato a Fedele Fenaroli. Fu edificato su disegno di Taddeo Salvini nel
luogo dove sorgeva la piccola chiesa delle Scuole Pie.
Nei
pressi di S. Agostino si trova la chiesetta, oggi sconsacrata, di Santa Croce
con i resti di antiche campane di coccio, e depositaria dell'appellativo "Frija
Crist" attribuito al popolo lancianese.
Recentemente
è stato rimesso in luce, liberato dalle posteriori costruzioni che l'avevano
imprigionato e trasformato, in Piazza Plebiscito, l'imponente complesso dei
Santi Legonziano e Domiziano, in cui avvenne, verso gli anni 700, il famoso
Miracolo Eucaristico, quando nella stessa risiedevano i Monaci di San Basilio.
Secondo una antica tradizione, avvalorata da recenti ritrovamenti, essa sarebbe sorta,
in epoca bizantina, sulla più antica chiesetta di San Longino, eretta nel luogo
in cui sarebbe stato decapitato l'omonimo centurione romano che trafisse il
costato di Cristo e che si era convertito al cristianesimo.
La chiesa ha subito numerosi rimaneggiamenti ed adattamenti, sia quando sopra di
essa sorse il nuovo tempio di San Francesco, sia successivamente, allorquando fu
trasformata in sede della Confraternita dei Raccomandati e fu eretta la Cappella
del S. Rosario.
Demanializzata nel 1808, con la soppressione delle congregazioni religiose, è stata restaurata
a spese del comune di Lanciano, che ha rimesso in luce le antiche strutture di
varie epoche e alcuni pregevoli affreschi cinquecenteschi.