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Da ANXA a Lanciano

 

Secondo un'antica tradizione, che sfuma nella leggenda, Lanciano (inizialmente Anxa o Anxia) fu fondata il 1° settembre 1181 a.C. da Solimo, compagno di Enea, che le avrebbe dato il nome di un amico caduto durante la traversata da Troia.

Recenti rinvenimenti archeologici hanno accertato l'esistenza, nell'attuale perimetro della città, di un esteso abitato protostorico della Età del Bronzo (sec. XII-X a.C.) con continuità abitativa sino ai nostri giorni.

Quindi, nella leggenda si ritroverebbe un nucleo di verità, almeno per quanto riguarda l'epoca di nascita della città.

Nel periodo romano essa fu uno dei più importanti centri della regione e sicuramente capitale della parte superiore di essa.

Già da quell'epoca, per la sua ricca agricoltura, per la sua facile difendibilità e per trovarsi sulla via che da Roma e dal nord portava in Puglia, la città fu "Municipium" romano ed un rilevante centro militare e commerciale.

Più volte saccheggiata e distrutta durante le invasioni barbariche, secondo la tradizione confermata da recenti scoperte archeologiche, risorse presto e verso il 600 la troviamo ricostruita in parte sul colle Ermino (Lanciano vecchia), sede di traffici e di commerci tra il nord e il sud d’Italia. Anzi in questo periodo pare che vi nascessero le due fiere annuali, di maggio e di settembre, che portarono man mano all'arricchimento dell'economia locale e all'ampliamento dell'iniziale abitato.

Nel 700 circa avvenne, nella chiesa dei monaci di San Basilio, il famoso "Miracolo Eucaristico", che tuttora si venera nella sovrastante chiesa di San Francesco.

All'epoca della conquista dei Normanni (1060), vi erano già tre nuclei abitati sui tre colli che costituiscono l'attuale "centro storico" che si stavano cingendo di una unica, forte cerchia di mura.

I re normanni, dapprima, quelli svevi, angioini e aragonesi, successivamente, le concessero lo stato di "città demaniale" (ossia non soggetta ad alcun feudatario, ma di diretta proprietà del re).

I secoli 12' e 13' videro l'ulteriore espansione economica, demografica ed urbana di Lanciano. Le fiere annuali, che erano frequentate da mercanti del Regno ed esteri, sia europei che dell'oltremare, si accrebbero ulteriormente, anche perché furono dichiarate franche da tasse e dazi e furono dotate di particolari privilegi dai sovrani (da menzionare quello di sospendere i poteri del giudice regio durante le fiere, per conferirli al "Mastrogiurato", eletto dalla città). Vi fu un rapido aumento della popolazione che toccò, verso il 1340, i 6500 abitanti, facendone il più grosso nucleo abitato d'Abruzzo. Unitamente al consolidamento delle fortificazioni, si ridisegnarono i quartieri e sorsero numerosi monumenti e chiese; la prima nicchia della Madonna sul ponte di Diocleziano (rialzato nel 138) si ampliò in una chiesetta (che poi diverrà il tempio di Santa Maria del Ponte); furono costruite le nuove chiese di S. Maria Maggiore, di S. Lucia, di S. Francesco, di S. Agostino, con l'annesso convento.

I commerci e le attività artigianali che si svolgevano in città - tipiche quelle della lavorazione della creta, della lana, degli aghi e dei merletti - non le impedirono di partecipare attivamente alla vita politica e militare del Regno di Napoli, anche perché essa doveva continuamente difendersi dalle mene e dai tentativi dei "baroni" di assoggettarla, per poterne sfruttare le grandi potenzialità economiche. In generale Lanciano, nelle contese interne tra i feudatari e nelle guerre che travagliarono continuamente il Regno, si trovò schierata quasi sempre dalla parte dei regnanti, che la ricompensarono con molti benefici.

Non ultimo quello di costruirsi un suo porto nel litorale di San Vito, per sottrarsi alle pretese della vicina Ortona, che intendeva imporre dei pedaggi sulle merci dirette alle fiere, che sbarcavano nel suo porto.

Infatti, per questo motivo, tra Lanciano ed Ortona si sviluppò una lunga contesa, anche con aperte azioni di guerra, che alla fine cessò, per merito di San Giovanni da Capestrano, solo nel 1427.

La vittoria della dinastia aragonese (per cui parteggiavano i Lancianesi) su quella dei pretendenti angioini, assicurò a Lanciano ulteriori provvidenze per le sue fiere ed altri feudi e castelli tolti ai baroni della fazione contraria. La città arrivò a possedere, in questo periodo, un territorio che si estendeva intorno ad essa per oltre venti miglia, assicurandole una valida difesa contro i feudatari viciniori.

Le fiere intanto prosperavano, frequentate come erano da più migliaia di mercanti e di acquirenti.

Le incursioni dei re francesi in Italia e le guerre tra questi e la Spagna, agli inizi del 1500, non rallentarono i traffici lancianesi, anzi molte testimonianze e documenti dell'epoca attestano che le fiere proprio allora toccarono il loro massimo splendore.

Nel 515 la città ottenne dal papa Leone X la costituzione di una sua Diocesi, separata da quella chietina, così come era stato nelle secolari aspirazioni dei Lancianesi. Il vescovado lancianese fu eretto in Arcivescovado nel 1562. La dominazione spagnola, instauratasi con Ferdinando il Cattolico, provocò il progressivo declino economico della città, che vide diminuire i suoi commerci, anche a causa dell'ingordo sfruttamento che ne facevano le autorità spagnole, e che la costrinsero a indebitarsi ed a vendere man mano i suoi feudi. Nel 640 la Città, perduta la sua prerogativa di città demaniale, fu venduta dal viceré spagnolo ad un feudatario. Inutili furono le sue proteste ed il richiamo ai privilegi concessi dai re delle successive dinastie, che le assicuravano il diritto di permanere perpetuamente nello stato demaniale. Vane furono le cause intentate in vari tribunali per riottenere la perduta libertà ed in cui i cittadini spesero fiumi di denaro.

La città decadde, ma non per questo si diede per vinta, anzi allora espresse il meglio di sé nel campo culturale ed artistico. Fiorirono accademie di letteratura e di poesia, cenacoli musicali e vi fu gran fervore di ricerca storica. Gli uomini più illustri del periodo, che in questa breve sintesi possiamo ricordare, furono Giacomo Fella, latinista, letterato e poeta; Carlo Tappia, giurista insigne, "Reggente del Supremo Consiglio d'Italia"; Giovan Battista Verna, autore di numerosi testi di medicina, professore all'Università di Torino; Pietro Pollidoro, letterato e storico; Fedele Fenaroli, musicista sommo, maestro nel Conservatorio di Napoli di una numerosa schiera di insigni musicisti; Domenico e Giuseppe Ravizza, letterati, filologi, poeti; Antonio Ludovico Antinori, arcivescovo di Lanciano, sommo erudito e storico famoso.

L'avvento dei Borboni al trono di Napoli e l'accorta politica economica di Carlo III, e successivamente del figlio Ferdinando, produssero il risveglio della città nel campo agricolo, edilizio e commerciale e la formazione di una classe di trafficanti, di ricchi borghesi e di intellettuali molto attenta a quanto avveniva in Europa nel "secolo dei lumi".

La discesa dei Francesi nel Regno, sotto la guida del generale Bonaparte, nel 1799, fu accolta con gioia non dissimulata dalla classe dirigente di Lanciano, che aderì subito alla "Repubblica napoletana".

L'affezione ai Francesi si mantenne anche quando Napoleone, impadronitosi di nuovo del Regno di Napoli, vi creò come re il fratello Giuseppe e successivamente il maresciallo Murat (Napoleonidi). In ricompensa di questa fedeltà Lanciano ottenne la istituzione della Corte d'Appello di tutto l'Abruzzo.

Al ritorno di Ferdinando di Borbone (1815) la città fu perseguitata e tenuta sotto la continua vigilanza della polizia borbonica per le sue simpatie "democratiche", ma continuò a partecipare ai moti carbonari per la costituzione e, successivamente, a quelli per l'Unità d’Italia.

La cacciata dei Borboni e la creazione del Regno d'Italia, sotto lo scettro di Vittorio Emanuele II, fu motivo di esultanza per i Lancianesi che sperarono in un migliore avvenire per la loro città affrancata dalla persecuzione borbonica. Purtroppo i primi decenni del nuovo regno non furono fortunati per Lanciano, che allora contava circa 18.000 abitanti, perché fu sottoposta dal governo italiano ad una fortissima pressione fiscale.

Lentamente, mercé lo spirito di intraprendenza e la buona volontà dei suoi cittadini, la città riuscì a riassestare la sua economia, a creare nuove scuole ed anche ad ammodernare la sua struttura urbana.

Dalle piccole aziende artigianali, a carattere famigliare, si svilupparono, qualche decennio prima del 1900, diversi opifici e piccole industrie che diedero occupazione a molti operai; ricorderemo, uno per tutti, lo stabilimento tipografico di Rocco Carabba, destinato a divenire in seguito una delle più importanti case editrici d'Italia.

L'editrice Carabba, insieme al liceo-ginnasio, al rinomatissimo collegio-seminario diocesano, al teatro Fenaroli ed alle famose "Bande musicali" diedero lustro culturale ed artistico alla città e ne portarono il nome in tutto il mondo. All'inizio del nuovo secolo fu realizzato l'imponente acquedotto che dalle sorgenti del fiume Verde portava l'acqua potabile alla città; fu rivoluzionata la struttura urbana con la costruzione del nuovo corso Trento e Trieste, che allacciava la piazza principale al vasto Prato delle fiere, che presto divenne un nuovo quartiere della città, ricoprendosi di nuove strade, piazze e di eleganti e moderne palazzine.

La prima guerra mondiale produsse una stasi dell'economia e dell'espansione della città, che però ripresero subito dopo e nel primo periodo fascista, in cui fu completata l'urbanizzazione del nuovo Rione Fiera e si potenziò il tessuto delle aziende artigianali ed industriali. La città contava allora circa 23.000 abitanti. Dal 1936 lo sviluppo economico, sociale ed urbanistico della città ebbe un altro arresto e nel corso della seconda guerra mondiale andò declinando.

Il 6 ottobre del 1943, dopo la resa dell’Italia agli Alleati, allorquando i Tedeschi, entrati anche a Lanciano, ne avevano iniziato il saccheggio, un gruppo di giovani lancianesi, spalleggiato dalla popolazione, si ribellò alla prepotenza teutonica. Caddero, combattendo eroicamente, 11 giovani e 12 cittadini restarono uccisi nella successiva rappresaglia tedesca.

Per l'azione, che fu una delle prime della Guerra di Liberazione, la Città fu fregiata della Medaglia d'oro al valore militare.

Gravemente danneggiata durante il corso dei combattimenti tra Tedeschi ed Alleati, che perdurarono intorno alla città per tutto l'inverno e la primavera 43-44, Lanciano iniziò presto la ricostruzione, dapprima con le proprie forze e successivamente con il concorso dello Stato.

Durante le amministrazioni democratiche, susseguitesi sino ai giorni nostri, sono state realizzate, oltre alla completa ristrutturazione del centro storico, numerose infrastrutture ed opere di urbanizzazione, che hanno determinato la nascita di nuovi, ampi ed eleganti quartieri nelle zone dei Cappuccini-Marcianese, di Via del Mare, di Via per Treglio e di altre. Un forte impulso alla industrializzazione è stato dato dalla creazione dell’agglomerato di Lanciano e, specialmente, dell'area produttiva di Val di Sangro.

 

 

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