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"La squilla" è una campanella, sita sulla sommità della torre civica, che suona dalle 8 alle 8,30 e serviva una volta a chiamare i canonici della cattedrale all’ufficio mattutino, gli artigiani e gli operai al lavoro. Ma il suo suono acquista un particolare significato, quando il 23 dicembre, di ogni anno, antivigilia di Natale, dalle ore 18 alle 19, richiama ai lancianesi la memoria dell'imminente Natale e la necessità della riconciliazione con tutti. 

Tradizioni

 

La tradizione nacque allorquando Monsignore Tasso, arcivescovo di Lanciano, verso l'anno 1600, cominciò a recarsi, in quell'ora, in processione penitenziale (sembra a piedi scalzi) seguito dai canonici e portando la "Sacra Spina" (è una spina della corona di Gesù, che si conserva in cattedrale), alla chiesetta dell’Iconicella (da lui fatta erigere) ed in cui vi era una immagine della Vergine Maria, per la quale aveva una particolare venerazione. 

Probabilmente questo pellegrinaggio voleva ricordare il viaggio di Maria e Giuseppe da Nazareth a Betlemme, dove, in una stalla fuori dell'abitato, sarebbe poi nato Gesù. L’uscita della processione era seguita dal suono della "squilla" sino al suo rientro in cattedrale, allorquando, tutte le campane della città suonavano a distesa, per salutare la venuta del Redentore. 

A questo punto sia gli intervenuti alla cerimonia, sia i cittadini, si scambiavano gesti di riconciliazione e gli auguri natalizi. 

Man mano, nel corso degli anni, si instaurò l'usanza che, a quell'ora, tutte le famiglie del parentado si riunissero in casa del capofamiglia più anziano e lì si riabbracciassero e si riappacificassero, se vi era stata qualche lite. 

Ci si scambiavano doni, costituiti per lo più da prodotti dei campi o di artigianato o casalinghi (dolci, salumi, frutta secca, ecc.), mentre i più piccoli, in segno di rispetto e di augurio, baciavano la mano ai più anziani, ricevendone doni anche in denaro.

La cerimonia terminava con una preghiera con cui si ricordavano le persone assenti della famiglia ed in particolare i parenti defunti. La tradizione è perdurata ininterrotta sino agli anni della guerra e, con molte varianti dovute al cambiamento del modo di vivere moderno, continua fino ad oggi. Dopo una lunga interruzione, dal 1984, è stato ripristinato anche il pellegrinaggio nella stessa data e ora. L'Arcivescovo seguito da una gran folla con fiaccole, si reca all’Iconicella e, dopo una breve preghiera, torna in piazza ove, con una breve allocuzione, formula gli auguri agli intervenuti ed alla città. Tutti si scambiano segni di pace e di augurio.

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