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Evviva lu bicchiere, di vine bianche u nere,

l'acque cave li fusse

lu vine fa cantà

 

da "La vellegne" di G. Sigismondi 

Il Montepulciano d'Abruzzo insieme al Trebbiano d'Abruzzo e al Controguerra é uno dei vini a denominazione di origine controllata presenti nella nostra regione. 

I vigneti di Montepulciano sono situati principalmente in terreni collinari che difficilmente superano i 500 metri d'altitudine. Il vino é caratterizzato da un colore rosso intenso con leggere striature violacee; ha un sapore asciutto, morbido, degno di un vino corposo che ben si adatta all'invecchiamento.

La gradazione alcolica non é inferiore all' 11,5%.

 

Nella tradizione popolare si usa spesso ricordare l'antica usanza della pigiatura a piedi nudi o con stivali.

(Era raccomandabile farla con i piedi nudi per evitare lo schiacciamento dei raspi)

I grappoli d'uva venivano raccolti in un apposita tinozza inserita nel tino più grande; la tinozza presentava una apertura per consentire il defluire del mosto nel contenitore più grande.

 

 

Come l'uva diventa vino


I grappoli d'uva vengono pazientemente tagliati dalla pianta, raccolti in contenitori e trasportati nella cantina.

In cantina é tutto pronto per la pigiatura.

E' l'operazione fondamentale per la trasformazione del mosto in vino, infatti i microorganismi che presiedono a tale trasformazione, sono presenti all'esterno degli acini. Occorre quindi che gli acini vengano schiacciati e la buccia rotta per favorire il contatto di tali elementi con la parte liquida e consentirne la fermentazione.

I grappoli d'uva vengono scaricati nel raccoglitore della pigiatrice-diraspatrice. Tale attrezzo effettua la separazione della parte legnosa dei grappoli (i raspi da scartare) dagli acini d'uva e lo schiacciamento degli stessi acini facendo confluire sia la parte liquida che le bucce frantumate in un apposito tino.

Terminata la fase di pigiatura

 

 

 

si prepara il "torchio" 

La massa di bucce frantumate e succo d'uva raccolta in fase di pigiatura, viene lasciata riposare nel tino in attesa che inizi la fermentazione.

 

Una delle fasi più importanti nella lavorazione del vino é il controllo della fermentazione. A tale scopo si utilizza il mostimetro per verificare, periodicamente, il livello di gradazione zuccherina raggiunto dal mosto.

Si attende infatti che la gradazione zuccherina originaria del mosto (circa 18%) scenda, con la fermentazione, ad un livello pari a circa 11-10%.

Arriva il momento della svinatura, ovvero, della separazione della parte liquida (mostovino) subito trasferita nelle botte, da quella solida (buccia) destinata alla torchiatura.

Con la torchiatura si ottiene, mediante pressione, una ulteriore separazione della parte liquida dalle vinacce

 

           il mostovino é ora in botte

Una volta in botte il ribollire (fermentazione) del mostovino continua e con il raffreddamento, dovuto anche al rallentamento della fermentazione, tende a diminuire di volume; pertanto l'apertura della botte viene lasciata socchiusa  per consentire periodiche colmature onde evitare che lo spazio lasciato libero venga occupato dall'aria.

Solo a fermentazione completata, la botte, colma, viene sigillata e il vino lasciato riposare.

Il vino finito di fermentare e lasciato a riposo, comincia a spogliarsi di tutte le sostanze sospese. Si depositano così sul fondo della botte le fecce ovvero l'insieme di eventuali frammenti di buccia, sostanze coloranti, fermenti alcolici ormai inattivi e tanti altri microorganismi comunque presenti nel vino.

E' necessario che il vino non resti troppo a lungo a contatto con questo deposito, si effettuano, pertanto, dei travasi (almeno due): un primo alcuni giorni dopo il termine della fase di fermentazione, quando sicuramente gran parte delle sostanze sospese si sono depositate; ed un secondo con l'arrivo della primavera per evitare che, l'innalzamento della temperatura, possa favorire il risveglio di microorganismi ancora presenti in eventuali residui di fecce.

 

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